C’è un momento preciso in cui te ne accorgi. Apri l’App Store per aggiornare macOS e trovi scritto che il tuo Mac non è compatibile con l’ultima versione. Oppure, se hai un PC, ricevi l’avviso che il tuo computer “non soddisfa i requisiti minimi” per Windows 11 e che Windows 10 non è più supportato. In entrambi i casi il computer, dal canto suo, funziona benissimo: si accende, naviga, scrive documenti. È solo che il produttore ha deciso che per lui il tempo è scaduto.
Se ti sei ritrovato in questa situazione, probabilmente hai pensato due cose, in rapida successione: comprare un computer nuovo (costoso), oppure tenerti quello vecchio così com’è, sperando che nessuno se ne accorga (rischioso, soprattutto per la sicurezza, visto che senza aggiornamenti resti esposto a virus e falle note). Esiste però una terza strada, quella di cui parliamo in questo articolo: installare Linux e dare al tuo Mac, o al tuo PC Windows, una seconda vita completa.
Perché Apple “abbandona” i Mac più vecchi (e cosa significa davvero)
Non è un caso isolato né un complotto: è una politica dichiarata. Con l’arrivo di macOS 26, Apple ha escluso dagli aggiornamenti modelli come il MacBook Pro 2018, il Mac mini 2018, l’iMac Pro 2017 e la versione Intel del MacBook Air 2020. Nel corso del 2026 la lista si allunga ulteriormente, coinvolgendo anche macchine come il MacBook Pro 2019 e l’iMac 5K 2020. Il trend è chiaro: Apple sta progressivamente chiudendo la porta ai Mac con processore Intel per concentrarsi solo sui chip Apple Silicon, e c’è già chi ipotizza che macOS 27 sarà l’ultima versione a lasciare qualche spiraglio ai modelli Intel più recenti.
In pratica, quando un Mac viene “escluso”, non smette di funzionare da un giorno all’altro. Riceve ancora, per un paio d’anni, aggiornamenti di sicurezza minori, ma non le nuove funzioni, non la compatibilità con le app più recenti, e soprattutto non la stessa attenzione. Dopo quel periodo, resta fermo per sempre alla stessa versione, mentre il resto del mondo digitale va avanti. È l’obsolescenza software: l’hardware è ancora ottimo, ma il sistema operativo lo lascia progressivamente indietro.
E se hai un PC Windows? Il problema è lo stesso, forse peggio
Chi ha un computer Windows non è messo meglio, anzi. Il supporto di Windows 10 è terminato ufficialmente il 14 ottobre 2025: da quel giorno Microsoft non rilascia più aggiornamenti di sicurezza gratuiti per centinaia di milioni di PC nel mondo, molti dei quali perfettamente funzionanti. Chi vuole restare al sicuro può aderire al programma ESU (Extended Security Updates), ma è una soluzione a pagamento e comunque temporanea, non una prospettiva a lungo termine.
Il problema si complica ulteriormente per chi vorrebbe passare a Windows 11: il nuovo sistema richiede un chip di sicurezza TPM 2.0 e un processore recente, requisiti che escludono a priori moltissimi computer con qualche anno sulle spalle, anche se sono ancora potenti a sufficienza per l’uso quotidiano. Il risultato è lo stesso identico scenario dei Mac abbandonati da macOS: hardware sano, software che non può (o non vuole) più stargli dietro. E anche qui la soluzione è la stessa: installare una distribuzione Linux al posto di Windows 10, per continuare a ricevere aggiornamenti di sicurezza reali, senza scadenze artificiali e senza costi.
La buona notizia: l’hardware non è il problema
Qui sta il punto che spesso si trascura: un Mac o un PC di sei, sette, anche dieci anni fa ha una CPU, una RAM e un SSD che, per la stragrande maggioranza degli usi quotidiani (navigare, scrivere, gestire la posta, guardare video, persino programmare) sono ancora più che sufficienti. Il collo di bottiglia non è il computer, è il sistema operativo che ci gira sopra, sempre più pesante e sempre meno disposto a parlare con l’hardware “vecchio”.
Installare Linux risolve esattamente questo problema, perché sposta il peso dalla parte sbagliata dell’equazione: al posto di un sistema operativo pensato per il modello di punta dell’anno in corso, ne installi uno pensato per girare bene ovunque, aggiornato attivamente, gratuito e senza data di scadenza imposta da nessuna azienda.
Quale Linux scegliere: dipende dal tuo hardware
Qui la strada si biforca, ed è importante saperlo prima di partire, perché la procedura cambia parecchio a seconda del computer che hai.
Se hai un Mac con processore Intel (praticamente tutti i modelli fino al 2020) o un PC Windows non recentissimo, la buona notizia è che la compatibilità con Linux è ormai eccellente e collaudata da anni. Le distribuzioni più indicate per un hardware non recentissimo sono quelle con un desktop leggero, che dà priorità alla reattività rispetto agli effetti grafici:
- Linux Mint (edizione XFCE o MATE): probabilmente la scelta più consigliata a chi arriva da macOS o Windows, per l’interfaccia semplice e la stabilità.
- Xubuntu o Lubuntu: basate su Ubuntu ma molto più leggere, ottime su macchine con 4-8 GB di RAM.
- MX Linux: solida, ben supportata, con strumenti proprietari che semplificano l’installazione dei driver.
- antiX o Bodhi Linux: per chi vuole spremere fino all’ultima goccia di prestazioni da un hardware davvero datato.
Se hai un Mac con chip Apple Silicon (M1, M2, M3), la questione è diversa. Il progetto Asahi Linux sta facendo progressi reali: supporta già buona parte dell’hardware dei Mac M1 e M2, dalla grafica al Wi-Fi, ma è ancora un lavoro in corso, senza una versione “stabile al 100%” per tutti i modelli e senza una tempistica ufficiale di completamento. È un’ottima opzione se ti piace sperimentare o se il tuo obiettivo è capire come funziona, meno indicata se ti serve un sistema affidabile da usare ogni giorno senza sorprese. In questo caso, spesso conviene aspettare ancora qualche mese e monitorare gli aggiornamenti del progetto. Chi ha un PC Windows non ha questo problema: qualunque distribuzione elencata sopra si installa senza complicazioni particolari, indipendentemente dalla marca del computer.
Come si fa, in pratica
Non serve essere informatici per riuscirci: la procedura, ormai, è pensata per chi non ha mai toccato una riga di codice. In estrema sintesi:
- Fai un backup completo dei tuoi dati (Time Machine o una copia manuale su disco esterno). È il passaggio che non va mai saltato, qualunque sia il tuo livello di esperienza.
- Scarica l’immagine ISO della distribuzione scelta e creala su una chiavetta USB con uno strumento come balenaEtcher o Rufus.
- Avvia dalla chiavetta: sul Mac tieni premuto il tasto Opzione/Alt all’accensione (su Apple Silicon la procedura per l’avvio da esterno è leggermente diversa); su un PC Windows si usa di solito un tasto come F12, F2 o Esc per aprire il menu di boot. In entrambi i casi puoi provare il sistema in modalità “live”, senza installare nulla, per vedere se ti convince.
- Decidi come convivere con il sistema attuale, se vuoi: puoi sostituirlo del tutto, oppure impostare un doppio avvio (dual boot) che ti lascia scegliere all’accensione tra Linux e macOS o Windows.
- Segui la procedura guidata di installazione, che nella maggior parte delle distribuzioni moderne richiede pochi clic e una ventina di minuti.
Se non l’hai mai fatto, ti conviene partire da una distribuzione con una community italiana attiva (Linux Mint e Ubuntu ne hanno di ottime): trovi guide, forum e persone disposte ad aiutarti nei primi passi.
Rinnovare con Linux o comprare un computer nuovo? Il confronto onesto
Se sei arrivato qui dopo aver cercato un’offerta per un MacBook nuovo, o un buon notebook Windows compatibile con gli ultimi requisiti, vale la pena fare due conti prima di decidere. A metà 2026 un MacBook Air con chip M5 parte da circa 1.000-1.300 euro nella sua configurazione base, e un portatile Windows di fascia media con specifiche adeguate difficilmente scende sotto i 500-600 euro: cifre che salgono rapidamente se aggiungi RAM o storage. Una spesa del genere ha senso se il tuo computer attuale ha un problema hardware reale (batteria esausta, scheda madre danneggiata) oppure se il tuo lavoro richiede in modo specifico potenza di calcolo che quello vecchio non ha.
Ma se il problema è “solo” che il sistema operativo non si aggiorna più, comprare un computer nuovo per continuare a fare le stesse cose di sempre (navigare, scrivere, gestire la posta) è spesso una spesa sproporzionata rispetto al problema reale. In questo caso rinnovare il Mac o il PC che hai già con Linux costa zero, richiede una mattinata di lavoro ed elimina il problema alla radice: niente più scadenze imposte dall’alto.
C’è anche una via di mezzo, per chi ha davvero bisogno di un ricambio: il mercato dell’usato e del ricondizionato (compreso il canale Apple Certified Refurbished per chi resta nell’ecosistema Mac) offre computer recenti a prezzi molto più bassi rispetto al nuovo, ed è comunque un’occasione perfetta per installarci Linux fin da subito, partendo con un sistema aggiornabile per anni.
Cosa guadagni davvero (e cosa perdi)
I vantaggi si sentono già dopo il primo avvio. Il sistema riparte più veloce, non ci sono processi in background che consumano risorse per funzioni che non userai mai, e gli aggiornamenti, quelli veri, di sicurezza e di funzionalità, continuano ad arrivare senza data di scadenza decisa da un’azienda. C’è poi un aspetto che va oltre il singolo utente: ogni computer che continua a essere usato invece di finire in un cassetto o in una discarica elettronica è, nel suo piccolo, una scelta più sostenibile.
Va detto con onestà anche cosa non troverai più. Alcune app pensate esclusivamente per macOS (la suite Apple, certi software creativi o professionali) non hanno una versione per Linux, anche se spesso esistono alternative valide o modi per farle girare comunque. Se il tuo lavoro dipende in modo stretto da uno di questi programmi, vale la pena verificarlo prima di procedere, magari provando prima la modalità dual boot invece della sostituzione completa.
Domande frequenti
Installare Linux su un Mac o su un PC è legale e sicuro?
Sì. Non altera in alcun modo la legittimità del dispositivo: stai solo scegliendo quale sistema operativo far girare sul tuo hardware, cosa perfettamente legale.
Posso tornare indietro a macOS o Windows in un secondo momento?
Sì, a patto di aver fatto un backup del sistema originale prima di iniziare (o di aver conservato l’immagine di ripristino). È una delle ragioni per cui il backup iniziale non è opzionale.
Posso installare Linux anche su un PC che non supporta Windows 11 per via del TPM 2.0?
Sì, ed è anzi uno degli usi più comuni: Linux non richiede il chip TPM 2.0 né i processori recenti pretesi da Windows 11, quindi gira regolarmente su computer che Microsoft considera “non idonei”.
Serve un computer molto potente per installare Linux?
Anzi, è vero il contrario: più il Mac o il PC è datato, maggiore sarà il beneficio percepito, perché le distribuzioni leggere sono progettate apposta per hardware con risorse limitate.
Quanto tempo richiede l’intera procedura?
Tra backup, preparazione della chiavetta e installazione vera e propria, in genere si conclude tutto in una mattinata, anche alla prima esperienza.
In sintesi
Un Mac o un PC che il produttore ha smesso di aggiornare non è un computer finito: è una macchina perfettamente funzionante a cui è stata tolta, in modo del tutto artificiale, la possibilità di continuare a crescere. Linux gli restituisce esattamente quello che gli era stato tolto: aggiornamenti, velocità, un futuro. E lo fa senza spendere un euro. Non è la scelta per tutti, ma se il tuo computer ti sembra ancora troppo buono per finire in soffitta, probabilmente lo è davvero: gli manca solo il sistema operativo giusto.

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